Vai al contenuto

Tassazione riscatto polizza vita

Imposta sostitutiva del 26% sul rendimento di una polizza vita: quota in titoli di Stato, riscatto parziale, bollo sui rami III e V e netto.

Quando si chiude una polizza vita il fisco guarda al guadagno, cioè alla somma incassata meno i premi versati, e lo colpisce con un prelievo del 26%. La parte che deriva da titoli di Stato pesa meno, mentre le polizze unit linked e i contratti di capitalizzazione scontano un bollo annuo. La compagnia trattiene tutto e paga il netto.

Il valore dell'intera polizza subito prima del riscatto. Per un riscatto totale è uguale all'importo riscattato.

La media comunicata dalla compagnia per titoli di Stato e white list. Senza il dato, lascia 0.

Tipo di polizza

Imposta sostitutiva

2600,00 €

  • Rendimento netto74%
  • Imposta sostitutiva26%
Premi imputati al riscatto
50.000,00 €
Rendimento
10.000,00 €
Base imponibile
10.000,00 €
Aliquota effettiva sul rendimento
26%
Importo netto
57.400,00 €

Inserisci i premi versati, la somma che la compagnia ti liquida e, se la conosci, la quota investita in titoli di Stato. Lo strumento calcola il rendimento tassabile, l'imposta trattenuta dall'impresa di assicurazione e l'importo netto, per un riscatto totale o parziale. La tassazione polizza vita a scadenza segue la stessa regola. Il calcolo riguarda chi risiede in Italia e ha sottoscritto il contratto dal 1 luglio 2014.

Come si calcola l'imposta sul riscatto

Il riscatto è la richiesta con cui il contraente chiude la polizza prima della scadenza e incassa il valore maturato. Nella tassazione riscatto polizza vita conta solo il rendimento, cioè l'importo percepito meno i premi versati (art. 45, comma 4, TUIR). Il rendimento è un reddito di capitale: la compagnia vi applica l'imposta sostitutiva del 26% (D.L. 66/2014, art. 3) e paga il resto. I premi tornano indietro senza imposta, perché sono il capitale investito. Con 50.000 € di premi e un riscatto totale di 60.000 €, il rendimento è 10.000,00 € e l'imposta 2600,00 €. Se la polizza detiene debito pubblico, una parte pesa meno. Se invece la somma liquidata resta sotto i premi, per esempio a causa delle penali, manca il rendimento e l'imposta è zero. Le cifre di questi esempi compaiono tra i casi verificati.

Alla fine del contratto la compagnia paga il capitale a scadenza, e il conto è identico a quello del riscatto totale.

Quando si applica l'aliquota ridotta dei titoli di Stato?

I titoli pubblici ed equiparati sono i titoli di Stato italiani e le obbligazioni degli Stati inclusi nella white list, l'elenco dei Paesi che scambiano informazioni con il fisco italiano. I loro interessi scontano il 12,5%. Nelle polizze la legge ottiene lo stesso effetto in modo indiretto: la parte di guadagno che proviene da quei titoli si riduce del 51,92% prima di applicare il 26% (D.L. 138/2011, art. 2; Agenzia delle Entrate, Circolare 19/E).

La quota agevolata è la media delle percentuali annue investite in debito pubblico, rilevate dalla compagnia. Nelle polizze rivalutabili collegate a una gestione separata può essere elevata. Il rendiconto annuale mostra la composizione degli attivi, mentre la percentuale fiscale la comunica l'assicuratore.

Con il 60 % in titoli pubblici, un guadagno di 10.000,00 € diventa una base imponibile di 6884,80 €. L'imposta scende a 1790,05 €, pari al 17,9%. Il campo parte da zero: senza il dato della compagnia il risultato mostra il caso più prudente, tutto al 26%.

Tassazione del riscatto parziale

Con il riscatto parziale il contraente preleva solo una parte del valore di riscatto e la polizza resta in vigore. Si tassa unicamente il guadagno contenuto nella somma prelevata. Le compagnie attribuiscono i premi in proporzione: premi versati per importo riscattato, diviso per quanto vale l'intera polizza. È una prassi delle compagnie: nelle fonti consultate non compare una regola di legge su questa ripartizione.

Con 60.000 € di premi e una polizza che vale 80.000 €, un prelievo di 20.000 € porta con sé 15.000,00 € di premi. Il rendimento tassato è 5000,00 € e l'imposta 1300,00 €. Di norma i premi già imputati si scalano da quelli residui, quindi per il prelievo successivo ne restano 45.000 €.

Su quali polizze si paga il bollo?

Il ramo I comprende le polizze rivalutabili, il cui capitale cresce con il risultato della gestione separata. Il ramo III raccoglie le unit linked, legate a un fondo interno o a quote di OICR, cioè fondi comuni e SICAV. Il ramo V è il contratto di capitalizzazione, che non dipende dalla vita di un assicurato. Le multiramo combinano i primi due. L'imposta sostitutiva è la stessa ovunque.

L'imposta di bollo, invece, colpisce solo unit linked e capitalizzazioni: vale il 2 per mille annuo di quanto la polizza varrebbe se riscattata al 31 dicembre (D.P.R. 642/1972, Tariffa, art. 13). La compagnia la accantona ogni anno e la trattiene al riscatto o alla scadenza (Circolare 48/E). Le polizze rivalutabili ne sono escluse. Il tetto annuo della norma vale solo per clienti diversi dalle persone fisiche.

Una unit linked che vale 60.000 € a ogni fine anno matura 120,00 € di bollo l'anno. Dopo 5 anni il totale è 600,00 € e il netto scende a 56.800,00 €. Anche i depositi bancari pagano un bollo proporzionale, stimato nel calcolo interessi conto deposito.

La compagnia come sostituto d'imposta

L'impresa di assicurazione agisce come sostituto d'imposta: calcola il prelievo, lo trattiene dalla somma liquidata e lo versa all'Erario. Il contraente riceve già il netto, con un prospetto di liquidazione che riporta premi, guadagno e imposta.

L'imposta si chiama sostitutiva perché prende il posto dell'imposta progressiva su quel reddito. Per questo il guadagno di norma non entra nella dichiarazione dei redditi e non si somma a stipendi o pensioni. Le polizze di compagnie estere prive di un intermediario italiano che faccia da sostituto seguono un percorso diverso, qui non calcolato.

Capitale pagato in caso di morte

Nel caso morte la compagnia paga il capitale ai beneficiari designati in polizza. La parte che copre il rischio demografico, cioè il rischio legato alla durata della vita, è esente da IRPEF (D.P.R. 601/1973, art. 34). L'IRPEF è l'imposta progressiva sui redditi delle persone, quella che per il lavoro dipendente si stima con il calcolo stipendio netto.

Nelle polizze di investimento la copertura del rischio è spesso una piccola parte del capitale. La quota che rappresenta un guadagno finanziario resta di norma soggetta all'imposta sostitutiva, come nel riscatto. Il calcolatore non separa le due parti e tassa tutto, il caso più prudente.

Beneficiari ed eredi possono coincidere, ma non per forza: decide la designazione nel contratto.

Contratti meno recenti e testo unico dal 2027

Per le polizze sottoscritte prima del 1 luglio 2014 il guadagno si divide per periodi di maturazione. La parte maturata fino al 31 dicembre 2011 sconta il 12,5 %, quella fino al 30 giugno 2014 il 20 % e il resto il 26% (Circolare 19/E). Lo strumento non fa questa ripartizione, quindi per questi contratti mostra un'imposta più alta di quella effettiva.

I contratti stipulati prima del 2001 seguono regole ancora più vecchie, con una riduzione del 2 % per ogni anno oltre il decimo. Per quelli successivi la durata non porta sconti: dopo dieci o venti anni l'imposta è la stessa.

Dal 1 gennaio 2027 il TUIR lascia il posto al nuovo testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026). Il nuovo testo riprende la stessa definizione di reddito e l'aliquota del 26%, quindi il calcolo di base resta uguale. La norma che nel nuovo assetto regolerà la quota agevolata delle polizze non è stata individuata, perciò questa pagina applica le regole in vigore nel 2026.

Cosa resta fuori dal calcolo

Alcuni contratti e alcune voci seguono regole che lo strumento non riproduce, e in questi casi il risultato si discosta dall'imposta effettiva.

  • Contratti sottoscritti prima del 1 luglio 2014 o prima del 2001, con aliquote e riduzioni per periodo.
  • Polizze di compagnie estere prive di un sostituto d'imposta italiano.
  • La separazione tra rischio demografico e parte finanziaria del capitale caso morte.
  • Rendite vitalizie, piani individuali pensionistici e fondi pensione, che hanno regole proprie.
  • La detrazione dei premi nella dichiarazione di chi li paga e l'imposta di successione.
  • Le penali di riscatto: l'importo da inserire è quello già al netto delle penali.

Aliquote e riferimenti di legge sono stati verificati il 26 settembre 2026.

Domande frequenti

Il riscatto della polizza vita va dichiarato?

Di norma no. L'imposta trattenuta dalla compagnia chiude il debito fiscale su quel guadagno, che non si somma agli altri redditi. Fanno eccezione soprattutto le polizze estere senza un intermediario italiano.

Come viene tassato il riscatto prima della scadenza?

Allo stesso modo del riscatto a scadenza: si tassa la differenza tra somma incassata e premi. Le penali riducono la somma e quindi il rendimento. Se incassi 45.000 € dopo 50.000 € di premi, l'imposta è 0,00 €.

Come è tassata una polizza vita di ramo 1?

Il guadagno della gestione separata sconta il 26%, ridotto per la parte investita in debito pubblico. A differenza di unit linked e capitalizzazioni, non paga l'imposta di bollo annuale.

Gli eredi pagano tasse sulla polizza vita?

Sul capitale che copre il rischio demografico non si paga IRPEF. La parte che corrisponde a un rendimento finanziario è di norma tassata al 26% dalla compagnia prima del pagamento ai beneficiari.

La polizza vita paga le tasse di successione?

Le somme pagate ai beneficiari designati spettano loro per contratto e di norma restano fuori dall'asse ereditario ai fini dell'imposta di successione. Questo strumento non calcola imposte di successione.

Si può riscattare una polizza vita in qualsiasi momento?

Dipende dal contratto. Molte polizze ammettono il riscatto dopo un primo periodo, spesso un anno, con penali che calano nel tempo. Le condizioni si trovano nel set informativo della polizza.

Dopo 10 anni il riscatto è esente da tasse?

No. Per i contratti stipulati dal 2001 la durata non riduce l'imposta. La riduzione per ogni anno oltre il decimo riguardava soltanto le polizze più vecchie.

Come si calcolano le tasse sulla polizza vita a scadenza?

Si sottraggono i premi dal capitale liquidato e sulla differenza la compagnia trattiene il 26%, meno sulla parte in debito pubblico. Nei rami III e V si toglie anche il bollo accumulato.

Verificato su risultati noti

Ogni caso ha un risultato fissato dalla sua fonte. Il calcolatore lo ricalcola a ogni pubblicazione e una pagina che non corrisponde più non viene pubblicata.

Fonti

I dati e le regole di questa pagina sono stati verificati il su queste pubblicazioni.

Tutti i risultati di questo sito sono stime a scopo informativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, legale, medica o professionale. Avvertenze

Strumenti correlati