Calcolo e scorporo dell'IVA
Aggiungi l'IVA all'imponibile o scorporala da un importo lordo con le aliquote italiane del 22%, 10%, 5% e 4%, senza l'errore di sottrarre il 22%.
Per aggiungere l'IVA, l'imponibile va moltiplicato per 1,22, il coefficiente dell'aliquota ordinaria del 22%; per ricavare l'imponibile da un prezzo che già la comprende basta dividere per quel numero. L'imposta corrisponde alla differenza fra i due importi. Con le aliquote del 10%, del 5% e del 4% il procedimento resta identico e cambia solo il coefficiente.
Totale IVA inclusa
122,00 €
- Imponibile82%
- IVA18%
- Imponibile
- 100,00 €
- IVA
- 22,00 €
- Scritto e verificato da Muhammad Abdullah Awais
- Dati verificati il
- 5 fonti
- Metodologia
Inserisci un importo, indica se l'IVA è già compresa e scegli l'aliquota. Imponibile, imposta e totale compaiono subito. Sono precaricate le quattro aliquote italiane, 22%, 10%, 5% e 4%, e un campo libero consente di usare qualsiasi altra percentuale, ad esempio per un acquisto in un altro Paese dell'Unione.
Come si calcola l'IVA?
Per aggiungere l'imposta a un imponibile si moltiplica per uno più l'aliquota. Con l'aliquota ordinaria il coefficiente è 1,22: un imponibile di 250,00 € genera 55,00 € di IVA e un totale di 305,00 €.
In sintesi, il conto parte sempre dall'imponibile, cioè dal prezzo al netto dell'imposta. Per aggiungere l'IVA si moltiplica l'imponibile per il coefficiente dell'aliquota, pari a uno più l'aliquota espressa in decimali; per scorporarla si divide l'importo lordo per lo stesso coefficiente, e la differenza tra lordo e imponibile è l'imposta. L'aliquota non si applica mai al totale: togliere la percentuale da un prezzo che comprende già l'IVA sottrae troppo, perché la percentuale finisce calcolata su una base più ampia. L'aliquota corretta dipende dal bene o dal servizio ceduto e non da chi acquista, salvo i casi in cui l'imposta passa al committente, come il reverse charge. In fattura l'imposta va indicata separata per ciascuna aliquota e arrotondata al centesimo, e imponibile più imposta devono coincidere con il totale del documento.
Lo scorporo
Scorporare l'IVA significa ricavare l'imponibile da un importo che la comprende già, e si ottiene dividendo per lo stesso coefficiente. Uno scontrino di 61,00 € contiene 50,00 € di imponibile e 11,00 € di imposta. Il conto di un ristorante, soggetto all'aliquota ridotta, di 44,00 € si divide in 40,00 € e 4,00 € di IVA.
Le aliquote IVA in Italia
In Italia convivono un'aliquota ordinaria e tre aliquote agevolate, e la tabella riporta per ciascuna la misura e alcuni dei beni e servizi a cui si applica.
| Aliquota | Misura | Si applica, tra l'altro, a |
|---|---|---|
| Ordinaria | 22% | La maggior parte di beni e servizi, abbigliamento, elettronica, consulenze professionali |
| Ridotta | 10% | Alberghi e ristoranti, interventi di recupero edilizio, alcuni prodotti alimentari come carne e pesce |
| Ridotta inferiore | 5% | Prestazioni socio-sanitarie rese da cooperative sociali, alcune erbe aromatiche come basilico, rosmarino e salvia |
| Minima | 4% | Pane, pasta, latte, frutta e verdura, libri e giornali, acquisto della prima casa |
L'aliquota ordinaria è la regola. Le aliquote ridotte valgono solo per i beni e i servizi elencati nella Tabella A del D.P.R. 633/1972, testo che il nuovo Testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026) sostituisce a partire dal 1° gennaio 2027, e i confini sono spesso sottili: la pasta sconta l'aliquota minima, mentre la carne e il pesce si fermano al 10%.
Un pacco di pasta da 1,50 € di imponibile costa al consumatore 1,56 €, con 0,06 € di imposta. L'aliquota minima vale anche per l'acquisto della prima casa da un'impresa costruttrice, un'agevolazione tipicamente italiana che rende quasi irrilevante l'IVA sull'abitazione principale rispetto al 10% previsto per le altre abitazioni non di lusso.
Esente, non imponibile o fuori campo
Sono tre situazioni in cui il cliente non paga IVA, ma la normativa italiana le tiene ben distinte, e la differenza pesa sulla detrazione dell'imposta pagata sugli acquisti.
- Le operazioni non imponibili, come le esportazioni e le cessioni intracomunitarie, sono rilevanti ai fini IVA ma senza imposta: chi le effettua conserva il diritto alla detrazione.
- Le operazioni esenti, elencate nell'articolo 10 del D.P.R. 633/1972, comprendono prestazioni sanitarie, istruzione, assicurazioni e operazioni finanziarie, come la concessione di un prestito personale. Non scontano l'imposta e limitano la detrazione attraverso il pro rata, per cui l'IVA sugli acquisti diventa in parte un costo.
- Le operazioni fuori campo non rientrano proprio nell'IVA, perché manca uno dei presupposti dell'imposta, e non partecipano né al volume d'affari né al calcolo della detrazione.
Split payment e reverse charge
Con la scissione dei pagamenti, nota come split payment, chi fattura alla pubblica amministrazione e ad alcune società controllate indica l'IVA in fattura ma riceve solo l'imponibile: l'imposta viene versata direttamente all'Erario dall'ente committente. Il calcolo dell'imposta non cambia, cambia chi la paga allo Stato.
Con l'inversione contabile, o reverse charge, l'obbligo di assolvere l'imposta passa invece al cliente. Si applica agli acquisti intracomunitari tra imprese e, sul piano interno, a settori come i subappalti in edilizia e le cessioni di rottami. La fattura viene emessa senza IVA e il committente la integra con l'aliquota corretta.
Il regime forfettario
Le persone fisiche con ricavi o compensi fino a 85.000 € (Agenzia delle Entrate) possono aderire al regime forfettario, che tra i suoi effetti prevede l'emissione di fatture senza IVA. Chi lo adotta non addebita l'imposta ai clienti ma, di conseguenza, non detrae nemmeno quella pagata sui propri acquisti. Chi lavora invece come dipendente trova le trattenute in busta paga nel calcolo del netto in busta paga.
Il superamento della soglia di 85.000 € fa uscire dal regime a partire dall'anno successivo. Se invece i ricavi oltrepassano 100.000 € nel corso dell'anno, l'uscita è immediata e l'IVA va applicata già dall'operazione che fa superare il limite. Sulle fatture emesse senza IVA di importo rilevante è dovuta l'imposta di bollo.
Fattura elettronica e liquidazione
In Italia la fattura elettronica è obbligatoria tra privati dal 2019. Per i contribuenti in regime forfettario l'obbligo è scattato dal 1° luglio 2022 per chi superava 25.000 euro di ricavi o compensi e dal 1° gennaio 2024 per tutti. Le fatture transitano attraverso il Sistema di Interscambio dell'Agenzia delle Entrate, in formato XML, e devono riportare:
- Numero progressivo e data di emissione
- Dati identificativi e partita IVA o codice fiscale di cedente e cessionario
- Natura, quantità e qualità dei beni o servizi
- Imponibile, aliquota e imposta, distinti per aliquota
L'imposta dovuta si determina con la liquidazione periodica, mensile o trimestrale secondo il volume d'affari, sottraendo l'IVA detraibile sugli acquisti da quella esigibile sulle vendite, e si riepiloga nella dichiarazione IVA annuale.
IVA per cassa e tempi della detrazione
Di regola l'IVA diventa esigibile nel momento in cui l'operazione si considera effettuata, e per i beni coincide in genere con la consegna. Chi vende a clienti che pagano a novanta o centoventi giorni si trova così a versare un'imposta che non ha ancora incassato.
Il regime dell'IVA per cassa, riservato a chi ha un volume d'affari fino a 2.000.000 € (Agenzia delle Entrate), sposta l'esigibilità all'incasso del corrispettivo. In modo simmetrico, l'IVA sugli acquisti si detrae solo dopo averla pagata ai fornitori. Trascorso un anno dall'operazione, l'imposta diventa comunque esigibile anche se il cliente non ha pagato, salvo che sia sottoposto a procedure concorsuali.
Il regime conviene soprattutto a chi ha incassi lenti e pochi acquisti. Chi sostiene molti costi rischia invece di rimandare anche la propria detrazione, con un effetto finanziario che può annullare il vantaggio.
Entro quando si detrae l'IVA
Il diritto alla detrazione sorge quando l'imposta diventa esigibile e si esercita al più tardi con la dichiarazione annuale relativa all'anno in cui si è ricevuta la fattura. Una fattura di dicembre registrata in ritardo non si perde, purché sia annotata entro quel termine; oltre, l'imposta resta un costo definitivo.
Gli errori più frequenti
Quasi tutti gli errori sull'IVA nascono dall'applicare l'aliquota alla base sbagliata o dal confondere regimi che a prima vista si somigliano.
- Sottrarre il 22% dal totale. 122,00 € meno il 22% fanno 95,16 €, mentre l'imponibile contenuto in 122,00 € è di 100,00 €. L'aliquota si applica all'imponibile, quindi lo scorporo si fa dividendo e non sottraendo.
- Confondere operazioni esenti e non imponibili, e detrarre un'IVA che invece è limitata dal pro rata.
- Addebitare l'IVA alla pubblica amministrazione aspettandosi di incassarla, dimenticando lo split payment.
- Applicare l'aliquota ordinaria all'acquisto della prima casa da un costruttore, quando spetta quella minima.
- Restare nel regime forfettario dopo aver superato in corso d'anno il limite oltre il quale l'uscita è immediata.
Domande frequenti
Come si aggiunge l'IVA a un importo?
Si moltiplica l'imponibile per uno più l'aliquota. Al 22% il coefficiente è 1,22: 250,00 € diventano 305,00 €.
Come si fa lo scorporo dell'IVA?
Si divide l'importo lordo per uno più l'aliquota per ottenere l'imponibile; la differenza è l'imposta. Al 22%, 61,00 € contengono 11,00 € di IVA. Qui sopra basta scegliere Scorpora IVA.
Perché non posso togliere il 22% dal totale?
Perché l'aliquota si calcola sull'imponibile, non sul totale. Applicata a un importo più grande toglie troppo: da 122,00 € resterebbero 95,16 € invece dei 100,00 € corretti.
Quali prodotti hanno l'IVA al 4%?
I generi di prima necessità come pane, pasta, latte, frutta e verdura, oltre a libri e giornali e all'acquisto della prima casa da un'impresa.
Che differenza c'è tra operazioni esenti e non imponibili?
In entrambe il cliente non paga IVA, ma le non imponibili, come le esportazioni, conservano il diritto alla detrazione, mentre le esenti lo limitano attraverso il pro rata.
Chi è in regime forfettario deve applicare l'IVA?
No: finché i ricavi restano entro 85.000 € emette fatture senza IVA, e di conseguenza non detrae quella sui propri acquisti.
Cos'è lo split payment?
È il meccanismo per cui, nelle fatture alla pubblica amministrazione e ad alcune società controllate, l'IVA viene versata direttamente all'Erario dall'ente, mentre il fornitore incassa solo l'imponibile.
Posso usare il calcolo per un altro Paese?
Sì. Scegli l'opzione per un'altra aliquota e inserisci qualsiasi percentuale tra 0 e 100. Il calcolo è identico ovunque; cambiano solo le aliquote e i beni a cui si applicano.
Verificato su risultati noti
Ogni caso ha un risultato fissato dalla sua fonte. Il calcolatore lo ricalcola a ogni pubblicazione e una pagina che non corrisponde più non viene pubblicata.
Aggiungere l'IVA al 22% a 100,00 €
- Atteso
- 122,00 €
- Questo calcolatore
- 122,00 €
Calcolato secondo D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, istituzione e disciplina dell'IVA(si apre in una nuova scheda)Apri questo caso
Scorporare l'IVA al 22% da 122,00 €
- Atteso
- 100,00 €
- Questo calcolatore
- 100,00 €
Calcolato secondo D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, istituzione e disciplina dell'IVA(si apre in una nuova scheda)Apri questo caso
Fonti
I dati e le regole di questa pagina sono stati verificati il su queste pubblicazioni.
- Your Europe: VAT rules and rates(si apre in una nuova scheda)
European Commission
- Regime forfetario, che cos'è(si apre in una nuova scheda)
Agenzia delle Entrate
- Opzione regime Iva per cassa(si apre in una nuova scheda)
Agenzia delle Entrate
- Emissione delle fatture elettroniche, domande frequenti(si apre in una nuova scheda)
Agenzia delle Entrate
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